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Psicologicamente

"PsicologicaMente" Programma di sensibilizzazione e divulgazione delle tematiche psicologiche, di cui si parla poco e che necessitano di maggior approfondimento al fine di contribuire alla diffusione di una cultura del benessere che miri a considerare l'individuo nella sua interezza. Un programma a cura di Elena Lo Baido.

 

PsicologicaMente a cura di Elena Lo Baido

Psicologicamente, programma di sensibilizzazione e divulgazione di tematiche psicologiche, di cui si parla poco e che necessitano di maggior approfondimento al fine di contribuire alla diffusione di una cultura del benessere che miri a considerare l’individuo nella sua interezza; non è possibile infatti raggiungere un buon equilibrio personale se corpo e mente non viaggiano all’unisono.
Ogni puntata sarà dedicata ad un tema diverso che verrà sviluppato per dare agli ascoltatori strumenti concreti con cui fronteggiare le situazioni di disagio psichico che tendono a cronicizzarsi senza un intervento tempestivo.
All’interno del programma vi sarà anche una Rubrica, spazio dedicato a tutti coloro che vorranno intervenire, anche in forma anonima, per raccontare la loro esperienza, essere ascoltati, compresi e ricevere brevi consulenze on line.


Il programma è in onda ogni Sabato alle ore 17 e in replica ogni Mercoledì alle ore 11.
Contattaci e racconta la tua storia, ci aiuterai a fare di questo programma il programma di tutti.
Visita il sito della Dott.essa Elena Lo Baido

 

Contenuti e Tematiche della prima serie


16ª Puntata - Le più importanti scoperte effettuate nel 2011 secondo Forbes e le Strategie per aumentare la creatività (22/02/2014)



Le persone maleducate ci sembrano più potenti.

Lo studio, pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica Social Psychological and Personality Science, ha rivelato che chi è scortese e non segue le regole di convivenza civile viene immediatamente identificato come una persona dominante, in grado di prendere decisioni ed influenzare gli altri dal momento che non si piega alle consuetudini ed infrange le regole senza temere le conseguenze. Anche se giudichiamo maleducate e scorrette le persone trasgressive, inconsciamente crediamo che siano più forti, decise ed indipendenti.

• Visualizzare il nostro successo è una chiave importante sì… ma del fallimento

Lo studio pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology ha sfatato la convinzione che le fantasie positive contribuiscano a farci raggiungere i nostri obiettivi; sembra infatti che immaginarci già “arrivati” ci rilassi e non ci dia quella carica e quella tensione necessarie a sopportare gli sforzi necessari per arrivare all’apice. Il cervello quando ci immaginiamo potenti e forti reagisce come se il successo fosse stato raggiunto e questo si traduce nell’abbassamento della pressione sanguigna, del battito cardiaco demotivandoci.

• Quando siamo rilassati spendiamo di più e meno consapevolmente

Lo studio pubblicato dall’American Marketing Association mostra come, il nostro cervello, quando siamo rilassati, non percepisce il rischio e riesce a vedere solo vantaggi: si intravedono solo i benefici di possedere l’oggetto e non se vale effettivamente il prezzo indicato, se ne abbiamo davvero bisogno o se le sue caratteristiche sono davvero funzionali.

La crisi finanziaria è legata al nostro desiderio di ottenere ricompense e benefici a breve termine

Walter Mischel nel 1972 effettuò un esperimento utilizzando dei marshmallows: i bambini che avrebbero resistito a mangiarli avrebbero ottenuto una ricompensa ancora maggiore.Lo studio pubblicato nel 2011 sulla rivista Psychological Science ha replicato l’esperimento sostituendo i dolci con ricompense in denaro: chi non riusciva a tenere sotto controllo i propri desideri a breve termine era più incline ad investimenti sbagliati e problemi finanziari.

• Le sigarette finte possono aiutarci a smettere di fumare.

La ricerca pubblicata sullo European Respiratory Journal ha scoperto che un oggetto come una penna tenuta in mano o una sigaretta finta tra le labbra aiutano a focalizzare l’energia sull’oggetto della dipendenza allontanando lo spettro del fallimento e della mancanza di autocontrollo. La nostra dipendenza passa dalle sostanze chimiche ad una dipendenza fisica (abbiamo bisogno di quell’oggetto per stare bene) quindi proviamo a sostituire le sigarette con oggetti non nocivi.

Le metafore influenzano, più o meno inconsciamente, il nostro modo di pensare.

Uno studio della Stanford University ha scoperto che le parole influenzano le nostre reazioni e le nostre decisioni; esempio: leggendo una relazione in cui il crimine viene definito come “una belva che divora la città”, siamo più propensi ad invocare misure più restrittive rispetto a quando leggiamo gli stessi dati sulla criminalità, nudi e crudi, senza metafore.

• Due narcisisti rendono meglio di uno soltanto o di tanti

Il narcisismo influenza la creatività nel caso in cui in un gruppo ci siano due narcisisti competitivi. La presenza di più narcisisti e l’eccessiva competitività, al contrario, minano la produttività: lo rivela uno studio della Cornell University.

• Bambini felici diventeranno adulti felici

Uno studio della Cambridge University ha confermato che un’infanzia serena espone ad un rischio minore di disturbi psicologici da adulti. Bambini che accumulano diverse esperienze positive hanno inoltre maggiori probabilità di successo e realizzazione personale anche se sono più inclini a divorziare ed a mettere fine ad un rapporto infelice, in quanto cercano di mantenere l’equilibrio che hanno sempre avuto non accettando compromessi che penalizzano la soddisfazione personale.

• Avere più opzioni ci aiuta a scegliere meglio

A differenza di quanto si credeva sino ad oggi, avere più possibilità non ci crea una paralisi decisionale; in base ad uno studio di Sheena Iyengar della London Business School, avere una pluralità di opzioni ci aiuta a scegliere più in fretta quella migliore.

• La rabbia ci aiuta ad essere più razionali e maggiormente obiettivi, contrastando la tendenza innata a cercare conferma delle nostre convinzioni nell’ambiente circostante.

Quando siamo arrabbiati, tendiamo ad essere più critici e ad accettare meno passivamente anche quello che avevamo dato per assodato in precedenza, lo rivela uno studio della University of California

Dal momento che aumentare la creatività significa saper gestire meglio i nostri problemi o le situazioni complesse che a volte necessitano anche di interventi paradossali che non seguono le logiche comuni di seguito sette strategie per mettere in atto strategie più funzionali rispetto alle nostra modalità standard.

La distanza psicologica- funzionale prendersi una pausa per ritrovare “lo smalto” Immaginare il compito (creativo o meno) come lontano, scollegato dalla nostra posizione attuale, incoraggia il pensiero a livello superiore.

Avanzamento veloce nel tempo- come la distanza psicologica, anche la distanza cronologica può stimolare la creatività. Pensare "lontano" nel tempo e nello spazio, permette di ragionare in maniera astratta e di conseguenza in modo più creativo.

L'uso degli stati d'animo negativi- è comunemente ritenuto che uno stato d'animo positivo agevoli la risoluzione dei problemi e la creatività; è anche vero il contrario: stati d'animo negativi posso stimolare la creatività!

Combinare gli opposti-pensare agli opposti, provare combinazioni a prima vista ridicole, potrebbe portare a risultati insperati!

Il sentiero della massima resistenza-affrontare il percorso che oppone maggiore resistenza può talvolta portare a soluzioni migliori.

Ri-concettualizzazione- spesso le persone tendono ad andare troppo velocemente verso la soluzione, senza soffermarsi a ragionare sulla questione; la ricerca dimostra che spendere del tempo a ri-concettualizzare il problema non può essere che benefico.

15ª Puntata - La Coppia (15/02/2014)



La coppia è un’entità dinamica e in costante evoluzione; solitamente ci si innamora di un partner che per analogia o per contrasto ricorda gli oggetti originari del proprio mondo interno, emotivo e affettivo. Lui o lei è però anche un portatore di nuovi significati, di una storia, di una serie di identificazioni, di un’identità personale e familiare che è altro dalla propria. L’innamoramento è quindi una “presunzione di somiglianza” che conduce a definire l’altro in base alle proprie identificazioni originarie proiettando sull’altro la capacità di soddisfare i propri bisogni fondamentali in riferimento alle proprie esperienze. Il frequente riscontro di episodi cruciali nelle coppie in formazione conferma la presenza in questa fase di un’intensa attività di reciproca “messa alla prova”finalizzata alla verifica dei presupposti per il consolidamento della relazione.

L’innamoramento inizia con l’eccitazione, l’amore con la condivisione dei bisogni e dolori, il matrimonio inizia con fantasie implicite su salute, crescita e speranza. La scelta matrimoniale è molto specifica e inconscia anche nei casi di colpo di fulmine: scegliamo un compagno che ha quello in cui siamo in difetto. Le fantasie iniziali sono legate alla sicurezza che ci sia qualcuno che si prende cura di me, fantasie di crescita personale nel prendersi cura dell’altro e quella paurosa della perdita del se.

• Fattori di rischio del matrimonio

- Provenire da culture, ideologie, economie e etnie significativamente diverse
- Dipendere dalle famiglie di origine per gli aspetti economici
- La coppia si sposa o si incontra poco dopo aver subito una perdita
- Il matrimonio ha luogo senza le famiglie di origine e/o gli amici
- I modelli di vita coniugale in entrambe le famiglie di origine non sono stabili

• Coppie sane e Coppie disfunzionali

Sono stati individuati alcuni aspetti fondamentali:

- Modelli organizzativi in quanto le donne ad oggi lavorando come il partner si trovano ad aggiungere un’occupazione fuori casa al tradizionale carico di impegni al suo interno; ciò implica un forte squilibrio strutturale nei matrimoni contemporanei in cui le difficoltà insorgono nel momento in cui si devono allevare i figli.
- Potere e uguaglianza: ci deve essere un equilibrio di potere nella coppia. Le coppie disfunzionali sono caratterizzate da uno squilibrio di potere nella coppia, più grande la posizione di dominanza e di autorità di uno sull’altro, più disfunzionale e insoddisfacente è il matrimonio.
- Adattabilità: equilibrio tra una struttura stabile e allo stesso tempo flessibile in risposta ai cambiamenti del ciclo di vita.
- Coesione: le coppie sane riescono a trovare equilibrio tra vicinanza e rispetto della separazione e delle differenze individuali.
- Processi comunicativi: affinché la coppia sia considerata sana è necessario che vi sia chiarezza di regole, ruoli e messaggi.
- Espressione delle emozioni: occorre raggiungere un accordo su come si esprimono reciprocamente i sentimenti di amore, affetto e cura.
- Problem solving: la differenza tra le coppie che funzionano e quelle che non funzionano risiede nella capacità di affrontare e risolvere i problemi e le difficoltà che insorgono nel corso della vita; le coppie con bassa tolleranza al conflitto tendono ad accordarsi sull’essere d’accordo e spingono per una prematura chiusura dei problemi senza affrontarli in modo efficace.

I litigi sul controllo della relazione impediscono il problem solving: i coniugi possono cadere nella trappola del “chi ha ragione e chi ha torto” senza considerare il punto di vista dell’altro dal momento che compromesso e accomodamento sono visti in termini di resa o controllo sull’altro.

Collusione di coppia

Spesso c’è l’idea che alla base della disfunzione della coppia ci sia un meccanismo collusivo inconscio. Con il termine collusione si indica un “gioco” giocato da due o più persone mediante il quale esse ingannano se stesse,”un gioco” che implica un autoinganno reciproco; ciascuno di noi ha i propri miti personali che riguardano credenze poco realistiche, acriticamente accettate che rispondono a bisogni profondi ma influenzano gli atteggiamenti e i comportamenti. Miti che all’interno della coppia assumono una grande importanza perché si innestano sull’altro e sulla relazione con l’altro. Per es: Chi nutre miti positivi su se stesso è poco capace di tollerare frustrazioni di questa aspettativa di grandezza su di sè e di conseguente ammirazione da parte degli altri; per cui sarà affascinato da una persona che vive miti opposti di auto svalutazione e di desiderio di valorizzazione: si assisterà quindi ad una collusione di miti, ovviamente inconsapevole, che però poi mostrerà i suoi limiti quando l’intensità delle aspettative sarà tale da svelarne le caratteristiche infantili. Diventa quindi fondamentale distinguere tra la collusione intesa come organizzazione difensiva della coppia basata su identificazioni proiettive incrociate e la collusione intesa come enfatizzazione delle potenzialità del sé, del partner e del rapporto.

14ª Puntata - Lo sapevate che? (08/02/2014)



• Lo sapevate che il comportamento antisociale è associato a cambiamenti chimici nel cervello?

Una ricerca condotta dall'Università di Vanderbilt, sostiene che uno squilibrio chimico può giocare un ruolo critico nello sviluppo di comportamenti, pericolosi, impulsivi e antisociali. Tramite PET e FMRI i ricercatori hanno scoperto che i soggetti con un alto punteggio nella valutazione della personalità, per tratti quali l'egocentrismo, la manipolazione e l'assunzione del rischio hanno avuto una risposta ipersensibile del sistema Dopaminergico suggerendo che le alterazioni del sistema cerebrale di ricompensa possono contribuire ad un latente tratto psicopatico.

• Lo sapevate che ora è possibile apprendere durante il sonno?

Avete mai sognato di addormentarvi ed imparare tutte le nozioni dormendo? Ora è possibile! Un recente studio ha dimostrato che se si associa un suono alle cose che si vogliono imparare e si riproduce durante una fase NON REM ciò aiuta significativamente ad aumentare notevolmente la memorizzazione. Il confronto tra soggetti che hanno memorizzato normalmente e quelli a cui invece è stata presentato il suono durante il sonno ha mostrato come questi ultimi ottenessero prestazioni migliori rispetto ai loro "colleghi" ai quali la procedura era stata somministrata in fase di veglia.

• Lo sapevate che le pene d'amore causano realmente dolore fisico?

Chi di noi non ha mai usato almeno una volta le espressioni "ho una ferita aperta" o "è come un coltello nel cuore" per descrivere una delusione sentimentale? Un recente studio ha dimostrato che i geni che ci rendono sensibili al dolore sono gli stessi che ci espongono di più allo stress sociale. Il responsabile è il gene OPRM1 (recettore oppioide) il quale incide sulla quantità di dolore fisico, determinando anche una maggiore sofferenza emotiva. Quindi si soffre davvero anche fisicamente….

• Lo sapevate che scarabocchiare facilita la memorizzazione dei dettagli?

Tutti noi a scuola, all’ università, in una riunione di lavoro ci siamo messi a disegnare cose senza senso sul foglio, apparentemente distratti. Alcuni ricercatori dell’università di Plymouth hanno dimostrato, tramite un esperimento su 40 soggetti, che coloro che scarabocchiano sul foglio, durante un compito di concentrazione, acquisiscono il 29% in più di informazioni e dettagli per cui scarabocchiate!!

• Lo sapevate che fare un sonnellino durante la giornata vi rende più intelligenti?

Uno studio californiano è riuscito a dimostrare, mettendo a confronto due gruppi di soggetti in compiti cognitivi, che coloro che effettuavano un pisolino di circa 90 minuti durante la giornata, alla ripresa delle attività, mostravano un miglioramento rispetto a chi non aveva dormito del 10%.

• Lo sapevate che è il nostro cervello, tramite un neurotrasmetitore, a regolare minuziosamente la crescita delle nostre ossa?

La scoperta è stata fatta da Paul Baldock, un ricercatore dell’Istituto Gravan di Sidney : il neurotrsmettitore in questione è in grado di agire sulle cellule che costituiscono le ossa regolandone la crescita. Questa scoperta apre sicuramente nuove prospettive nel trattamento di malattie ossee frequenti come l’osteoporosi.

• Lo sapevate che intervenendo sulla memoria in tempi brevi è possibile preservare il soggetto dalle nevrosi conseguenti l’evento traumatico?

Ricercatori dell’Università di New York hanno scoperto che intervenendo, nelle sei ore (questo è il tempo stabilito) successive l’evento traumatico, tramite “esercizi” che agiscono sul riconsolidamento mnemonico è possibile tutelare il soggetto da ricordi che potrebbero generare ansia, disturbi post-traumatici e stress.

• Lo sapevate che l’obesità è collegata ad un declino mentale più rapido?

Anna Dhal, dell’Università di Jonkoping in Svezia, ha individuato che i soggetti di mezza età, con un indice di massa corporeo (BMI) elevato, ottengono punteggi inferiori nelle prove di capacità cognitive generali e mostrano un declino cognitivo più rapido rispetto ai loro coetanei più magri per cui sempre più attuale la citazione mens sana in corpore sano!

• Quanto è forte la nostra tendenza ad imitare?

nordamericano - la nota era scritta in un inglese basico con alcuni errori , oltre ciò si lasciava intravedere chiaramente che questa persona era un immigrante appena arrivato negli USA. In questo modo gli psicologi tentavano di rappresentare due persone diverse; il nordamericano medio con il quale i passanti di Manhattan potevano identificarsi e un immigrante (possibilmente di una cultura diversa) . L’obiettivo dello studio consisteva nel verificare come questa nota avrebbe influito nella decisione che avrebbero preso le persone, se imitavano o se avrebbero adottato un comportamento diverso.

I risultati non lasciano dubbi: quando i passanti che raccoglievano il portafogli percepivano che l’altra persona era simile a loro, andavano anch'essi a restituire il portafogli, così il 70% restituì il portafogli al proprietario originale. Quando invece le persone non si identificavano con l’altro (in questo caso l’immigrante) allora solo il 33% scelse di restituire il portafogli. Quando riceviamo un messaggio persuasivo ci facciamo inconsciamente queste domande: -La persona ce mi sta trasmettendo il messaggio pensa nello stesso modo mio? Condivide i miei valori? Si muove in un contesto simile al mio? Mi assomiglia fisicamente? L’esperimento, anche se molto semplice, ci dimostra una verità scomoda: ben oltre i nostri neuroni specchio abbiamo la tendenza a cercare agganci con i quali identificarci e a partire da questi assumiamo determinati comportamenti piuttosto che altri. Quando non sappiamo che fare cerchiamo le risposte nei comportamenti delle persone che sono più simili a noi perché crediamo che questa potrebbe essere una soluzione ugualmente di successo anche per noi.

13ª Puntata - Profezia che si autodetermina (28/12/2013)



• La profezia che si autodetermina

E’ possibile che le ipotesi sul futuro una volta pronunciate possano avverarsi sul serio?

Spesso riscontriamo come una supposizione per il solo fatto di essere stata pronunciata fa realizzare l’avvenimento presunto confermando la propria veridicità come Watzlawick ci ha insegnato. Tutti i giorni noi agiamo sulla base di alcune previsioni, una profezia che si auto avvera invece crea essa stessa i presupposti che la fanno avverare; esplicativo è il caso di un genitore che inizia a chiedersi se il figlio adolescente non abbia qualcosa di strano perché parla poco, sta molto tempo al telefono e sta poco a tavola così per verificare la propria supposizione comincia a fare continue domande, origliare le sue telefonate e trattenerlo a tavola; come risposta otterrà un comportamento ancora più sfuggente da parte del figlio dando origine a tutta una serie di comportamenti, che in realtà vengono provocati inconsapevolmente dall’atteggiamento del genitore, che andranno a confermare i suoi sospetti. Diventa fondamentale quindi, quando interagiamo con gli altri, chiederci che effetto hanno le nostre azioni su di loro e viceversa, che effetto hanno le loro azioni su di noi; non è rilevante stabilire chi abbia fatto il primo passo perché in qualunque caso abbiamo l’instaurarsi di una realtà che partendo da alcune previsioni sortisce effetti concreti. L’idea che effetti e aspettative determinino una realtà concreta viene sperimentato anche in medicina con il famoso effetto placebo: la sola convinzione che si stia assumendo un farmaco potente ci permette di guarire realmente dalla malattia. La psicologia sociale si è concentrata sull’effetto delle aspettative sulle persone e a tal proposito c’è uno studio davvero molto interessante di Rosenthal: lui segnalò ad alcune maestre dei bambini che, stando alla somministrazione di alcuni test, avrebbero avuto prestazioni eccezionali durante il corso dell’ano scolastico; nonostante questa fosse una predizione del tutto inventata, in quanto ai bambini non era stato somministrato alcun test, fece assumere alle maestre un atteggiamento e comportamento tale per cui i QI questi bambini alla fine dell’anno registrarono un forte incremento rispetto ai compagni. Questo è l’esempio lampante di quanto un’aspettativa possa influenzare la realtà.

Quelle che sono le nostre teorie sul mondo determinano le azioni che andremo ad intraprendere e i fatti che andremo a valutare e come dice Hegel: se la teoria non concorda con i fatti tanto peggio per i fatti; questo perché l’uomo è molto più propenso a cercare le prove che verificano le proprie supposizioni piuttosto che ciò che le falsificano. I problemi nascono perché spesso siamo mossi da aspettative che risultano essere disfunzionali: se ritengo che la vita non ha senso come faccio ad uscire dalla depressione? Se pensiamo che il prof. con cui dobbiamo sostenere l’esame sia indisponente come potrò predispormi ad affrontarlo? Se il marito è convinto di chiudersi perché la moglie brontola e la moglie che lei brontola perché il marito si chiude, come farà la coppia ad affrontare la propria incomunicabilità? Occorre rompere questo circolo vizioso di aspettative e convinzioni disfunzionali in modo da non intraprendere più quei comportamenti che le realizzano. Gli interventi psicologici mirano ad aiutare il soggetto a capire che vi sono punti di vista alternativi in quanto spesso si rischia di leggere la realtà solo da un’unica prospettiva senza concederci l’opportunità di aprirci alle altre possibili realtà. Dobbiamo cominciare a comportarci in modo da aumentare le nostre possibilità di scelta. Watzlawick diceva: se è fatale che io mi autoinganni, posso imparare a farlo in modo utile, posso convincermi che il bicchiere mezzo vuoto sia mezzo pieno, posso credere di essere antipatico oppure convincermi di essere simpatico. In tal modo scatta una profezia che si auto avvera, perché se entro in una stanza convinto di essere simpatico guarderò tutti con un sorriso e gli altri mi sorrideranno rinforzando la mia convinzione che darà origine ad un circolo virtuso piuttosto che vizioso!

12ª Puntata - Sindromi strane (21/12/2013)



Sindrome dell’accento straniero

Può sorgere dopo un trauma o un ictus, nel corso della sclerosi multipla o di un’altra malattia neurodegenerativa, la sindrome è la conseguenza di una lesione che si verifica nel cervelletto a livello del tratto nervoso chiamato via cortico-rubra, si altera il controllo del sistema muscolo-articolare deputato alla produzione del linguaggio e l’accento cambia. Chi soffre di questa sindrome inizia improvvisamente a parlare con forte accento straniero, il fenomeno può durare qualche giorno e poi regredire, se invece dovesse persistere è possibile agire sui sistemi neuromuscolari periferici.

Sindrome della paramnesia reduplicativa

La sindrome consiste in un disordine neurologico molto raro nel quale chi ne è colpito vive nella ferma convinzione che le persone a lui care, familiari e amici, siano state rimpiazzate da replicanti o da impostori a loro identici. Esiste un disturbo simile chiamato Sindrome di Fregoli in cui le persone riconoscono negli estranei, nonostante l’aspetto sia palesemente diverso, familiari e amici. La tac effettuata su alcuni pazienti mostra una lesione a carico della corteccia frontale sinistra e temporo parietale destra.

Sindrome della mano aliena

Chi soffre di tale disturbo vive una situazione paradossale in cui una delle due mani si anima di vita propria e funziona senza controllo; il caso più sorprendente e drammatico riferito dagli specialisti è quello di una donna che stava per essere soffocata dalla sua mano sinistra che le aveva serrato la gola, fortunatamente è riuscita con la destra a liberarsi dalla stretta dopo notevoli sforzi. Sembra che la causa di questa sindrome sia da ricercarsi in una zona del cervello dove sarebbero immagazzinati tutti i nostri movimenti.

Sindrome del cadavere che cammina

La sindrome di Cotard, caratterizzata dalla convinzione illusoria di essere morti è un disturbo psichiatrico in cui chi ne è affetto è persuaso di aver perso tutti gli organi vitali, emanare fetore o essere uno zombie. Si suppone che la causa risieda in una interruzione delle fibre nervose che connettono il centro delle emozioni alle aree sensoriali. Nessun tipo di stimolo ha per i pazienti alcuna valenza emotiva ed è proprio per questo che i soggetti colpiti sono convinti di essere morti.

Sindrome di Pica

Tutti coloro che soffrono di tale disturbo sono spinti dall’irrefrenabile desiderio di mangiare cose non commestibili come terra, bottoni, carta, cera, metalli, spazzatura etc….la sindrome viene diagnosticata se persiste per più di un mese quando il soggetto ha un’età superiore ai 24 mesi. In Florida si registra il caso di una paziente che in venti anni ha ingerito circa 90 chili di gommapiuma di cui era imbottito il suo divano, la paziente non è morta perché la gommapiuma è stata ingerita in piccole quantità che sono state digerite.

Sindrome di Stoccolma

Il disturbo si basa su un processo psicologico inconscio che promuove relazioni amorose inverosimili tra vittime di sequestro e rapitori e coinvolge entrambi. Il soggetto che ne è affetto durante l’abuso o la prigionia prova un sentimento positivo che sfocia nell’amore, si crea quindi alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice.

Sindrome di Hutchinson-Gilford o progeria

Ricordate il film curioso sul caso di Benjamin Button? Non è affatto un caso inventato, il film infatti si è ispirato ad una malattia chiamata progeria, chi ne è affetto nasce in un corpo già invecchiato che presenta tutti i problemi dell’età avanzata (artrosi, osteoporosi e demenza senile) pur mantenendo un’età mentale normale. La prospettiva di vita è molto bassa, circa venti anni, la morte è provocata da infarto, ictus o cardiopatie varie.

Sindrome del lupo mannaro

Il nome ufficiale è ipertricosi, crescita eccessiva dei peli su ogni parte del corpo, tale disturbo comporta vessazioni ed emarginazione anche se c’è chi ha costruito la sua fortuna sui peli superflui come Larry Gomez, trapezista e acrobata, che non solo è stato menzionato nel Guiness Word Record come l’uomo più peloso del mondo ma è stato anche ingaggiato nel film “L’acqua per gli elefanti”.

Sindrome da shopping compulsivo

La propensione all’acquisto diventa patologica quando si finisce per ridursi sul lastrico per l’acquisto di oggetti non necessari, sembra che la dopamina che si libera nel cervello in seguito all’acquisto crei una forte dipendenza che spinge all’atto compulsivo di comprare in modo ossessivo. Sembra che le persone affette da tale disturbo siano soggetti depressi con scarsa autostima, il disturbo è curabile con un sostegno psicologico specifico.

11ª Puntata - Intervista con il Dott. Roberto Borghesi, Responsabile dell'Unità di Salute Mentale della Valdichiana (14/12/2013)


Il Dott.Borghesi ci illustra i progetti interessanti e innovativi che con il suo team e una rete di professionisti del territorio ha realizzato e sta realizzando nell’ambito della disabilità intellettiva in Valdichiana.

10ª Puntata - Violenza sui figli (07/12/2013)


Benché sia inevitabile inorridire di fronte ai genitori che maltrattano fisicamente o verbalmente i loro figli occorre comprendere come essi siano arrivati a comportarsi in tal modo così da curare le ferite psicologiche che si portano dentro. Ciò che è veramente importante è trovare modi per prevenire lo sviluppo di modelli violenti in nuove famiglie.

Modello Concettuale

Per arrivare a comprendere i casi estremi di violenza in famiglia può essere utile considerare prima quello che conosciamo dei casi minori e ordinari che si verificano quando i membri della famiglia sono presi da sentimenti di rabbia. Quando il rapporto con una persona particolarmente amata viene messo in pericolo siamo ansiosi e molto arrabbiati. Una protesta di rabbia può trattenere il proprio figlio che si comporta in modo pericoloso, che si allontana o compie azioni che lo mettono in pericolo. Per cui, nel modo giusto, nel luogo appropriato, la rabbia è una reazione funzionale e indispensabile e serve per proteggere un rapporto che ha una valenza emotiva molto importante. La tesi di J.Bowlby consiste nel considerare la violenza disadattava familiare come una versione distorta e sproporzionata di un comportamento potenzialmente funzionale.

Risultati delle ricerche effettuate

Concentrandosi sulle donne coinvolte in atti di violenza nei confronti dei loro figli sembra che esse abbiamo alcune caratteristiche in comune: sono inclini a periodi di ansia intensa ed esplosioni di rabbia violenta, risultano essere impulsive e immature; i loro bisogni di dipendenza risultano essere molto forti ma essendo molto diffidenti non riescono ad instaurare rapporti intimi risultando così molto isolate socialmente. Non avendo nessun altro a cui rivolgersi, molte di loro cercano conforto e affetto in uno dei propri figli che finiscono per trattare come se fosse molto più grande della sua età reale. In merito alla loro esperienza infantile molti ricercatori hanno confermato che la maggioranza di queste donne ha avuto un’infanzia infelice, che sono state private delle cure materne, che alcune erano state picchiate o minacciate di essere abbandonate più volte; da notare che le minacce di tale genere, ripetute nel tempo, sono patogene quanto la separazione reale. Per tali donne il rapporto madre-figlia, durante la loro infanzia, si è invertito, erano loro infatti a doversi occupare del genitore. La mancanza di risposte adeguate quando il bambino si trova in difficoltà lo induce ad essere sospettoso, desideroso di amore ma convinto che nessuno potrà mai appagarlo.

Personalità e comportamento dei bambini maltrattati

Gli studiosi che hanno osservato questi bambini nelle loro case o altrove li descrivono come depressi, passivi, inibiti, molto ansiosi e aggressivi. Non riescono a partecipare al gioco e mostrano di divertirsi pochissimo, piangono spesso e risultano essere inconsolabili; di fronte al genitore l’atteggiamento presentato è di spiccata attenzione e iper allarme per ciò che potrebbe succedere. Questi bambini imparano presto che la madre disturbata può essere calmata dandole continua attenzione così che i suoi desideri possano trovare appagamento.

Misure preventive

John Bowlby ci descrive un tipo di servizio che è stato pionieristico nel Regno Unito: si tratta di un programma di intervento in cui vengono effettuate visite domiciliari per offrire sostegno alle famiglie in difficoltà, il personale era costituito da volontarie che lavoravano in stretto contatto con i relativi servizi statali e che ricevevano il supporto di un professionista. Le volontarie erano madri che visitavano una o max due famiglie con lo scopo di instaurare rapporti paritari al fine di contribuire alle attività casalinghe, condividere esperienze comuni e sostenere la famiglia nei problemi quotidiani. Le visite venivano effettuate anche alle donne incinta, giovani e isolate socialmente così che esse potessero sperimentare affetto e attenzioni ovvero un rapporto madre-figlia, mai sperimentato prima, indispensabile per la cura del futuro nascituro. Prendendo un campione a caso delle famiglie visitate dalle volontarie è risultato che l’85% di esse sostenevano che c’era stato un cambiamento notevole decretando la grande efficacia del progetto.

9ª Puntata - La Psicosi (07/12/2013)


Cos’è la Psicosi?

Il termine psicosi viene usato per descrivere tutti i disturbi che incidono sulle funzioni mentali determinando la perdita del rapporto con la realtà.

Quali sono i sintomi della Psicosi?

I sintomi più comuni sono:

- False Convinzioni: nella persona si radicano illusioni che resistono anche di fronte ad argomentazioni logiche che ne dimostrano la falsità.

- Allucinazioni: chi soffre di tale disturbo può sentire, vedere o odorare cose che non esistono nella realtà.

- Cambiamenti Emotivi: improvvisamente l’umore può cambiare senza che vi siano motivi, tali cambiamenti possono portare coloro che soffrono del disturbo a sentirsi esclusi dalla realtà.

- Cambiamenti Comportamentali: il comportamento è strano e non adeguato alle circostanza, ed è in linea con le false convinzioni di cui abbiamo parlato.

Primo Episodio Psicotico

Chi si trova a soffrire di un primo episodio psicotico non si rende conto di ciò che sta accadendo, i sintomi sono piuttosto sconvolgenti e completamente sconosciuti e lasciano il soggetto in uno stato di confusione e angoscia.
L’episodio si sviluppa in tre fasi:

- Prodromo: i primi segni sono poco visibili e vaghi.

- Fase Acuta: si accusano sintomi come allucinazioni, false convizioni etc…in modo chiaro.

- Recupero: fase che varia da un soggetto all’altro.

Vari tipi di psicosi

Psicosi organica, Psicosi provocata da droghe, Psicosi reattiva di breve durata, Disturbo illusorio, Disturbo bipolare, Schizofrenia, Disturbo schizoaffettivo, Disturbo schizofreniforme e la Depressione psicotica.

Cosa fare?

Non indugiare e chiedere aiuto immediatamente in modo da poter ricorrere quanto prima a cure specialistiche adatte al singolo caso. Temporeggiare incide sullo stato emotivo di chi soffre del disturbo che poi finirà per imbattersi in una serie di altri problemi, è importante sottolineare che una terapia somministrata in ritardo può comportare una più lenta guarigione o una guarigione incompleta.

8ª Puntata - Il Disturbo Bipolare (23/11/2013)


Cos’è il Disturbo Bipolare?

Il disturbo bipolare, chiamato anche disturbo maniaco-depressivo, è caratterizzato da gravi alterazioni dell’umore, delle emozioni, dei pensieri e dei comportamenti. Chi soffre di tale disturbo alterna momenti di euforia a periodi in cui è pervaso da un vissuto fortemente depressivo. Durante le fasi maniacali il soggetto sperimenta sensazioni che lo inducono a ritenere di avere enormi potenzialità al punto da intraprendere azioni avventate che risultano essere pericolose per se stesso e per gli altri. La fase depressiva, che spesso segue quella maniacale, è caratterizzata da sensazioni di disinteresse e apatia, sembra che niente riesca a dar piacere fino al punto di perdere totalmente il senso della vita stessa che appare molto dolorosa. Lo stato depressivo può essere vissuto in modo così intenso da desiderare la morte o compiere atti autolesionistici. Vi sono comunque anche fasi miste in cui lo stato depressivo e quello di eccitamento si presentano contemporaneamente con un conseguente vissuto di ansia e irritabilità.

Come si manifesta il disturbo bipolare?

Usualmente il primo episodio si manifesta nella tarda adolescenza o nella prima età adulta, dal momento che il disturbo è molto eterogeneo, i sintomi possono presentarsi con una forma e una intensità diversa da persona a persona. Il decorso è cronico e in tutti i casi comporta danni piuttosto seri in quanto, chi è in preda al disturbo, può compromettere relazioni importanti, causare incidenti gravi, sperperare denaro, perdere il lavoro ecc…

Cause del Disturbo Bipolare

Non esiste una causa unica, così come accade per altri disturbi psicologici e psichiatrici le cause sono da ricercarsi all’interno di modelli bio-psico-sociali; ciò significa che si ricorre a fattori biologici e genetici, eventi di vita piuttosto stressanti, consumo di farmaci, droghe, bassa qualità di vita o gravi irregolarità del sonno, per capire ciò che influisce sulla vulnerabilità a sviluppare il disturbo.

Come si cura il Disturbo Bipolare?

Il primo obiettivo è quello di stabilizzare l’umore così da ridurre la frequenza e la gravità degli episodi maniacali e depressivi, per far questo occorre sottoporsi ad una terapia farmacologiche. Le ricerche hanno dimostrato che, se il trattamento farmacologico viene associato ad un percorso di psicoterapia, si ha una maggiore stabilizzazione dell’umore e una più significativa riduzione delle ricadute. Oltre ciò un supporto psicoterapeutico diventa di fondamentale importanza anche per i familiari del paziente che hanno necessità di comprendere e accettare la patologia il cui impatto avrà forte risonanza anche nelle loro vite.

7ª Puntata - Resilienza (16/11/2013)


Introduzione alla Resilienza

Per molto anni chi si è dedicato allo studio della psiche si è concentrato sulle ferite che i colpi della vita possono lasciare nell’animo umano tanto che oggi esiste un’ampia letteratura sui risvolti negativi di lutti, traumi, separazioni, maltrattamenti, abusi, aggressioni e stress dissestanti;
un cambiamento è avvenuto con lo sviluppo della psicologia preventiva e della salute quando si è cercato di capire per quale motivo molti individui riuscissero a far fronte autonomamente a condizioni di forte stress, riacquistando nel giro di poco tempo l’equilibrio perduto e la capacità di dare un senso alla vita portando avanti un progetto.
Perché certe persone, nonostante le aggressioni e le dure prove subite, riescono ad andare avanti, organizzando la loro vita in un percorso dinamico positivo?

Cos’è la Resilienza?

Il termine trae origine dal latino “resalio” , iterativo di salio che significa saltare, rimbalzare;
il termine è stato coniato in fisica per indicare la capacità che un materiale ha di sopportare sforzi applicati bruscamente, senza rompersi e senza che si propaghino fessure all’interno.
Il concetto è stato esteso alle scienza sociali e applicato in contesti diversi; in sociologia e psicologia, il termine indica la forza interiore che permette alle persone di reagire ai colpi della vita, di risollevarsi e ricostruirsi. La resilienza umana però non si riduce al fenomeno della invulnerabilità perché sottende proprietà come la flessibilità e l’adattamento.
Cyrulnik (2001)sottolinea che la resilienza viene definita come la capacità di riuscire a svilupparsi positivamente, in modo socialmente accettabile a dispetto di uno stress o avversità. La resilienza non riguarda solo l’individuo ma il concetto può essere applicato anche ad un gruppo o ad una famiglia. Riconosciuto un problema si cerca di affrontarlo attivando le risorse della persona o del gruppo direttamente coinvolti.

Come diventare resilienti

Diventare resilienti secondo Cyrulnik comporta il passaggio a tre stadi:

-Acquisizione di risorse interne che si sviluppano nei primi mesi di vita
-Il tipo di ferita e il suo significato all’interno del contesto culturale del bambino
-Attività educative e di risignificazione del trauma

Per Steven e Sybil Wolin (1993) ci sono sette elementi che contribuiscono ad attivare le risorse necessarie affinché si possano superare ostacoli che sembravano insormontabili:

-Assunzione di consapevolezza: capacità di identificare i problemi, le risorse, la ricerca di soluzioni
-Indipendenza: occorre stabilire dei limiti, dei confini tra se stessi e gli altri prendendo le distanze da chi ci manipola
-Relazioni: sviluppare relazioni soddisfacenti con gli altri, è importante scegliere interlocutori positivi
-Iniziativa: trovare piacere nelllo svolgere attività costruttive
-Creatività: sviluppare tale caratteristica consente di ampliare lo sguardo con cui si osservano gli altri e i fenomeni, permette di rifugiarsi in una dimensione lontana dal dolore
-Humor: consente di allentare le tensioni interiori e scoprire la dimensione comica nonostante la tragedia
-Etica: guida l’azione nelle scelte, favorisce la compassione e l’aiuto

6ª Puntata - Oggi si parla di Voi (09/11/2013)


I radioascoltatori intervengono con telefonate ed e-mail dopo aver ascoltato la puntata dedicata al Training Autogeno, chiamano in studio per avere maggiori informazioni.

In linea Marco, sportivo, giocatore di tennis, che è interessato a capire come il T.A. lo possa aiutare nella preparazione psicologica alla gara.
Il percorso di Training Autogeno risulta utilissimo ed estremamente efficace nella preparazione psicologica degli atleti dal momento che :

• Consente di abbassare i livelli di ansia perché agisce a livello ipotalamico inducendo uno stato di calma e tranquillità e predispone il corpo a produrre endorfine

• La pratica costante di tale metodo determina ipotonia muscolare, la muscolatura si rilassa, tutti i fasci muscolari investiti da eccessiva tensione si decontraggono permettendo all’atleta di sperimentare fluidità nei movimenti

• Con il Quarto esercizio del T.A. è possibile concentrarsi sul respiro che durante lo stato di autogenia diventa regolare, profondo e tranquillo contrariamente a ciò che avviene quando l’atleta è dominato dall’agitazione ed è dominato da un respiro corto e frammentario.

• Con le Formule Aggiuntive alla fine del percorso ci si può concentrare su quelli che sono i problemi specifici di ogni singolo atleta in base alle peculiarità riscontrate in fase anamnestica.

La seconda telefonata è di Stefano che sta attraversando un momento molto difficile, emotivamente provato per la scoperta del tradimento della sua compagna, con cui convive da ormai 15 anni, chiede se il Training Autogeno potrebbe aiutarlo dal momento che non riesce più a dormire, è molto stanco e privo di energie, gli risulta impossibile concentrarsi nel lavoro e non riesca a capire come gestire questa situazione che lo fa soffrire molto.

Anche in questa situazione la pratica del T.A. è particolarmente indicata perché:

• Consente di rigenerare le cellule e recuperare le energie dissolte molto velocemente con il conseguente miglioramento del tono dell’umore

• Grazie al Terzo esercizio del T.A. è possibile entrare in contatto con gli stati emotivi e riportare armonia ed equilibrio anche in situazioni in cui le emozioni vengono vissute in modo tumultuoso e ambivalente consentendo al soggetto di conquistare uno stato d’animo rinnovato che permetterà di osservare e gestire il problema con una modalità più distaccata.

Abbiamo anche un’e-mail di Francesca a cui rispondere in cui chiede quando sarebbe ideale iniziare un percorso di preparazione al parto con il Training Autogeno. Questa domanda è importante perché ci consente di precisare che il percorso di preparazione al parto si inizia intorno al sesto mese dal momento che è un po’ più corto rispetto al percorso standard in quanto l’esercizio dei plessi solare e sacrale non può essere fatto ma si può recupera in seguito:

• Il T.A. è uno dei percorsi di preparazione al parto più utili dal momento che permette di preservare equilibrio e serenità emotiva nonostante vi siano le naturali oscillazioni ormonali e le insicurezze dovute ai cambiamenti corporei, di ruolo e di abitudini. La pratica di tale metodo consente di focalizzarsi sulle funzioni positive che accompagnano i cambiamenti superando dubbi e paure diminuendo così l’incidenza di incorrere nelle depressione post-partum. Il T.A. sarà utilizzato anche nel momento delle doglie e nella fase di travaglio per gestire le contrazioni e attenuare il dolore psicogeno, successivamente al parto per il recupero delle energie che saranno fondamentali per l’accudimento del bambino.

5ª Puntata - Oggi si parla di Voi (02/11/2013)



In studio un’ospite speciale che ha voluto condividere una parte delle sua esperienza di vita, dopo che le è stato diagnosticato un disturbo bipolare, a causa del quale ha dovuto interrompere anche la sua attività professionale;
Francesca è riuscita a superare un momento molto difficile grazie ad un percorso farmacologico, psicoterapeutico, una rete sociale di supporto e una famiglia presente. Francesca è riuscita a trovare un equilibrio che oggi le consente di convivere con la patologia, di condurre le sue giornate in modo piuttosto soddisfacente dedicandosi anche ad aiutare coloro che hanno bisogno di aiuto.
La testimonianza di Francesca attesta che il primo passo per poter star meglio è riconoscere di aver bisogno di aiuto, cercarlo e intraprendere un percorso psicologico e se necessario anche farmacologico con professionisti in grado di guidarci in un cammino che ci condurrà a trovare un nuovo modo per affrontare le difficoltà.
Diventa fondamentale che ad affiancarci ci sia anche una famiglia presente e una rete sociale di supporto che ci trasmetta amore, comprensione e ci valorizzi nonostante i limiti di una patologia invalidante. Grazie a Francesca abbiamo potuto condividere un messaggio positivo che potrà essere di ispirazione a tutti coloro che attualmente stanno combattendo con disturbi psichici seri.

4ª Puntata - Lo Stalking (26/10/2013)


Cos’è lo stalking?

Lo stalking è un set di comportamenti morbosi messi in atto da parte del persecutore, è quindi un copione comportamentale reiterato che ha la finalità di invadere la vita di un'altra persona. Molto spesso si tratta di casi in cui lo stalker non accetta la separazione dalla persona che dice di amare oppure non accetta il mancato coinvolgimento della persona oggetto del desiderio.

Le sue attenzioni diventano talmente insistenti, la sua bramosia talmente esasperata da limitare la libertà personale e psicologica della vittima che inevitabilmente finisce in uno stato di prostrazione e paura. C’è da dire che, oltre alle attenzioni, sulla vittima vengono proiettate anche tutte le frustrazioni del persecutore che arriva a trasformarsi in un criminale e nei casi più atroci in un assassino che può anche commette un duplice omicidio: prima uccide la vittima e poi sé stesso.

• Chi è lo stalker?

Il persecutore è una persona con una storia infantile dolorosa, nell’anamnesi si individua un vissuto affettivo di abbandono, separazione o lutto; in età infantile ha vissuto l’indifferenza da parte di chi si è occupato di lui a cui ha cercato di far fronte con un meccanismo di “negazione dell’amore” di cui invece aveva assoluto bisogno. La personalità fragile dello stalker si è strutturata su un vissuto dolorosissimo di rifiuto originale che ha causato una profonda insicurezza e una paura cronica di essere lasciato da tutte le figure di attaccamento affettivo.

L’elaborazione del distacco e della separazione è per questi soggetti impossibile per le scarse risorse interiori che non si sono sviluppate visto che non hanno potuto vivere e introiettare un’ amore sano. Il soggetto svilupperà un legame di attaccamento carente e immaturo, un po’ come se fosse un analfabeta emotivo che non riesce a riconoscere e quindi poi gestire i propri vissuti emozionali e i propri impulsi. Il potenziale persecutore è colui che, ogni qual volta avverte la possibilità di essere allontanato/abbandonato, rivive quell’esperienza originaria in modo talmente invasivo che gli impedisce di analizzare correttamente la realtà affettiva che, in quel momento, lo coinvolge scatenando meccanismi difensivi.

• Come poter intervenire sul problema?

Cercare di capire cosa si nasconde dietro l’eccessiva seduttività di una persona dal momento che lo stalker si presenta molto spesso come una persona eccessivamente gentile che all’inizio colma di inviti e regali l’oggetto del suo desiderio. In altri casi invece, lo stalker si presenta come una persona indifesa, bisognosa di cure così da far sentire la vittima gratificata e irretita in una relazione che piano piano si rivela devastante e ingabbiante. Per cercare di ridurre l’incidenza del problema dovremmo intervenire in forma preventiva con informazioni volte a spiegare in cosa consiste tale fenomeno in modo da cercare di aiutare vittima e persecutore a riconoscere che esiste un problema e come tale deve essere affrontato in modo adeguato. Denunciare il proprio persecutore senza indugiare perché si pensa di poter aiutare la persona che nella maggior parte dei casi è un ex partner.

Dal momento che l’impatto dello stalking sulla salute delle vittime è forte e la maggior parte di loro soffre di disturbi post traumatici da stress: rivive il trauma sotto forma di pensieri, vissuti intrusivi, scene traumatiche, sogni ricorrenti, ha paura costantemente, la sospettosità è esasperata, inevitabilmente si innescano comportamenti di evitamento e disturbi come gli attacchi di panico; è indispensabile ricorrere ad un supporto psicologico che possa aiutare la vittima a recuperare il proprio equilibrio.

3ª Puntata - Training Autogeno (19/10/2013)


• Cos’è il Training Autogeno?

Ideato nella prima metà del ventesimo secolo da J. H. Schultz, neurologo e psichiatra, è un metodo estremamente efficace per il superamento di blocchi fisici, emotivi e mentali che talvolta diventano ostacoli invalidanti nella vita di ciascuno di noi. E’ una cura che ha lo scopo di rieducare le nostre funzioni vitali senza ricorrere ai farmaci e quindi senza alcun effetto collaterale. Il T.A. ci consente di raggiungere uno stato di calma, fiducia e auto distanziamento dai problemi che ci coinvolgono eccessivamente, impedendoci così di trovare le giuste soluzioni.

• Come agisce?

Il T. A. agisce direttamente sul cervello consentendo di riequilibrare tutti i sistemi involontari quali: neurovegetativo, neuroendocrino, neuro immunitario, neuro peptidico, rendendo armoniche le nostre funzioni vitali. La mente si rivela capace di modificare la funzionalità corporea e quindi influire sul benessere fisico, per cui attraverso la mente noi possiamo modificare il nostro corpo. Il T.A. consente l’instaurarsi di un dialogo mente-corpo grazie al quale è possibile raggiungere benessere, sedazione emotiva, recupero delle energie sia fisiche che mentali e potenziamento delle facoltà mnemoniche.

• Ambiti di applicazione

Contesti clinici: disturbi psichici e psicosomatici:

- Ansia generalizzata, Ansia da prestazione, Stress, Fobie, Attacchi di Panico, Disturbi Alimentari, Disturbi del sonno, Disturbi della sessualità, Infertilità Psicogena, Cefalea, Tachicardia, Eczemi, Balbuzie, Colite, Gastrite e Tic.

Contesti non clinici:

- Preparazione al parto, Incremento delle potenzialità sia professionali che sociali, Preparazione psicologica degli atleti e nella Riabilitazione post-traumatica per velocizzare i tempi di recupero e attenuare le dolenzie muscolari.

• Accorgimenti

Il T.A. non può essere improvvisato e può essere insegnato solo da personale qualificato: psicologi, psicoterapeuti e medici che abbiano conseguito l’attestato di operatore di training. Affinché l’allenamento sia efficace occorre che vengano rispettate tutte le modalità di svolgimento che sono state frutto di studi e successivo collaudo. Il percorso consta di 6 incontri a cui poi verranno aggiunte Formule specifiche per il problema presentato dal singolo.

2ª Puntata - Gli Attacchi di Panico (12/10/2013)


• Come riconoscere un attacco di panico?

Esplode improvvisamente e si manifesta con una paura travolgente, non ci sono avvisaglie, anche se poi da un’indagine più approfondita emergono problemi legati al lavoro, alla famiglia o a cambiamenti di vita che hanno costretto l’individuo a permanere in uno stato di stress prolungato senza esserne consapevole. Questa improvvisa e intollerabile manifestazione di ansia si associa a sintomi neurovegetativi e ad un vissuto di terrore, paura di morire o perdere il controllo.

• Quali sono le manifestazioni fisiologiche?

Aumento dell’adrenalina in circolo che provoca accelerazione del battito cardiaco, la respirazione diventa faticosa, il tono muscolare si irrigidisce, vertigini per l’aumentato apporto di ossigeno al cervello e sensazioni di stordimento.

• Cosa alimenta il problema?

Eccessiva attenzione a qualsiasi sintomo fisico che possa far pensare che sta arrivando un nuovo attacco, visione di sé stessi come deboli e fragili, comportamenti evitanti: si comincia ad evitare tutte le situazioni in cui sarebbe difficile ricevere aiuto o sarebbe imbarazzante allontanarsi senza motivo.

• Come fronteggiare l’ansia?

L’unica strategia vincente per sconfiggere l’ansia è l’esposizione alle situazioni che si temono, imparando gradualmente a fronteggiarle. Occorre imparare che le situazioni che si temono, in realtà non provocano nulla di irreparabile. Le tecniche migliori per supportare chi soffre di attacchi di panico sono le tecniche distensive: Rilassamento Frazionato di Vogt o Training Autogeno; l’ideale sarebbe quello di associare anche un percorso psicoterapeutico.

1ª Puntata - Lo Stress (05/10/2013)


• Cos’è lo stress?

Stato di eccitazione a partire dal quale l’organismo reagisce di fronte alle diverse esigenze della vita. Non possiamo vivere senza una certa tensione o stress, dal momento che ciò significherebbe essere esposti ad ogni tipo di sfida.

• Quando lo stress diventa nocivo?

Con il persistere nel tempo di più agenti stressori l’organismo non riesce più a difendersi e la naturale capacità di adattarsi viene a mancare. L’attivazione del sistema nervoso autonomo manda fuori controllo le funzioni dei nostri organi. Il sistema immunitario si indebolisce e l’organismo diventa più vulnerabile alle malattie e allo sviluppo di patologie autoimmuni.

• Quali sono i sintomi e i principali disturbi fisici e psichici?

Stanchezza, mal di testa, scarsa concentrazione, rigidità muscolare anche nei momenti di apparente tranquillità.
Ipertensione, cefalea, disturbi gastrointestinali, emicrania, colite ulcerosa, tachicardia, disturbi del sonno, sovrappeso, depressione, ansia, abuso di farmaci etc..

• Come neutralizzare lo stress?

Imparare a rilassarsi attraverso tecniche di rilassamento come il Rilassamento Muscolare Progressivo di Jacobson o attraverso un percorso di terapia breve grazie al Training Autogeno attraverso il quale si riesce a ritrovare lo stato di calma, rigenerare le energie, essere meno coinvolti nei problemi con conseguente stabilizzazione del tono dell’umore.

 

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